Pubblicato il mio articolo sulla rivista TRIATHLON


December 13th, 2009 by Igor

triathlon

Nell’ultimo numero di Triathlon diretto da Alberto Fumi è stato pubblicato…

il mio articolo La magia delle Hawaii.

Qui di seguito lo riporto. Se siete dei veri appassionati della triplice non potete perdervi  Triathlon, la rivista di Endurance e Multisport per eccellenza :-)

La piccola Kailua-Kona si presenta semi disabitata a 10 giorni dal Campionato del mondo di Ironman, che da 31 anni si svolge nella suggestiva cornice di Big Island, Hawaii. Bastano un paio di giorni ed ecco che atterrano in centinaia gli atleti che parteciperanno all’evento di triathlon più importante dell’anno. E con loro tutta la macchina organizzativa di questo evento: media, costruttori, sponsor, volontari (tanti!), amici e parenti. Alcuni piccoli negozi si trasformano in rivenditori specializzati di materiale da triathlon. Tra gli atleti vi è la caccia alla speedsuit più performante, alle scarpette più leggere, agli occhialini che permettono una maggiore visuale, al casco che ti farà risparmiare minuti preziosi e così un po’ tutti cadono nella spirale – che spesso si tramuta in errore – dell’acquisto dell’ultimo momento. Chi è immune a questo meccanismo di rassicurazione, se gli va bene, si limita solo all’acquisto dei preziosi sali da prendere soprattutto durante la massacrante maratona.

Di tutta la settimana che precede la gara, probabilmente uno dei momenti più belli della giornata è il nuoto mattutino. A partire dalle 7 al Pier di Kailua-Kona iniziano a giungere atleti dai vari alberghi e appartamenti della zona. I pescatori hawaiani, quasi tutti obesi, ignorano quanto accade e continuano a pescare apparentemente indisturbati. Vi sono atleti in pista già dalle 5 del mattino, o forse addirittura prima, a corsa o in bici. Attraversano la piccola cittadina semibuia come guerrieri di un altro mondo, incarnando lo spirito dei temuti guerrieri hawaiani che oggigiorno si esibiscono nelle hall degli alberghi della zona (e alla serata ufficiale di apertura dell’Ironman). Spesso questi atleti sono quelli che in questo clima esaltante trasformano la settimana di scarico pre gara in una settimana di carico, con due o tre sedute di allenamento al giorno. Il risultato per loro è facilmente prevedibile: il vento e il sole di Big Island il giorno della gara non risparmiano proprio nessuno.

Dopo il nuoto – a metà percorso c’è perfino una zattera che serve del caffè – che ti può perfino riservare la sorpresa di incontrare i delfini o qualche tartaruga marina, si beve la bibita che ti viene offerta dall’organizzazione, si può usufruire di un massaggio, si scatta qualche foto e, inevitabilmente, si guardano i fisici scolpiti dei vari atleti. Quelli americani in genere sono particolarmente teutonici e costruiti durante intense sedute di palestra.

Terminati questi piccoli rituali mattutini, la maggior parte degli atleti si reca a fare colazione e il Lava Java è in assoluto quello che gli americani indicano come the place to be. Al Lava Java si incontrano i vari campioni delle edizioni precedenti, in particolare quelli dell’area tedesca come Normann Stadler, per fare un esempio. Si attende in fila anche 15minuti, in una vertigine di “sorry” e “excuse me”, mentre gli occhi cadono sui vari tavolini, sempre affollati, per cercare il campione di turno, o semplicemente per trovare posto. Nell’angolo wi-fi atleti e giornalisti aggiornano i loro blog, caricano foto e scrivono articoli. Alcuni famosi marchi hanno invaso e decorato il posto, proponendo ultimi modelli di bici, di scarpe o di mute. Perfino i menu hanno il nome di alcuni atleti e così, stando al gioco, bevendo un McKenzie Shake probabilmente migliorerai le tue prestazioni sportive.

Lasciato il Lava Java si spera di riposare un po’ nel pomeriggio, ma i pensieri che assillano la mente non danno pace. Dubbi e domande dell’ultimo momento incalzano la mente di molti atleti: porto la bici dal meccanico per un rapido e tutt’altro che a buon mercato controllo? È meglio fare l’ultima corsetta per vedere come reagisce la gamba? Riservo un massaggio pre gara?

Provare la tratta in bici nei giorni precedenti la gara significa lasciare una piccola cittadina costiera con le sue piante tropicali e il suo oceano dalle infinite tonalità di blu per affrontare il deserto lavico dell’isola: sono ben due i vulcani che superano i 4000metri di altitudine. Nella terra di nessuno il sole picchia forte e il vento può diventare il migliore alleato, come il peggiore dei nemici. È imprevedibile, quando meno te lo aspetti ti gira contro e ti fa soffrire pene alle quali la sola fantasia non basta per immaginare l’assurdità di tale supplizio. Quel che è peggio, pare, è che durante la gara si sia alzato dopo che i primi professionisti sono passati, così gli inseguitori si sono ritrovati a pedalare fino a 10km/h più lenti rispetto alle uscite dei giorni precedenti. Una volta scesi dalla bici le gambe sono in mano alla forza della mente. Tanti, troppi professionisti hanno dato il tutto per tutto nella bici, o la va o la spacca, e se ne incontrano a decine che camminano verso l’inferno della tratta a corsa: quell’Energy Lab che il nome stesso inganna. In pratica dopo aver corso ca. 15km per le strade affollate di Kailua-Kona – semplicemente splendidi gli americani nel sostenere gli atleti – si ripercorre, dopo aver maledetto la pendenza della Palani road, parte della tratta in bici. E ci si ritrova di nuovo nel nulla. Difficile sapere dove ognuno prenda le forze per andare avanti. Perfino tra il gruppo di testa si può incontrare McKenzie fermo ad un rifornimento o il forte podista Raelert in difficoltà. Solo Alexander Craig, spinto dalle moto e dalle riprese dell’elicoterro sembra volare verso la vittoria, così come la Wellington che nell’assurdità di quello sforzo sovraumano ride ad ogni passo e ti fa sorgere domande di ogni tipo.

Questi sono solo alcuni pensieri di un’indimenticabile avventura, che nei limiti di un evento ipermercificato e americanizzato, riserva un fascino difficilmente trasmissibile a parole. Girando per le strade di Kailua-Kona ognuno stava vivendo un momento magico e particolarmente intenso e probabilmente, una volta tornato a casa, la cosa che maggiormente manca è quella sensazione di essere stato, almeno per qualche giorno, un atleta completo a tutti gli effetti e parte di un evento che ha dell’incredibile.

Aloha :-)

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