Pensieri sull’Ironman 70.3, sull’America e sulla “pizza pepperoni”
November 11th, 2008 by Igor

Pizza Pepperoni mangiata all’UNO di New York.
Prima di lasciare gli States, domenica mattina alle 5 ho scritto un altro articolo apparso oggi sul Corriere del Ticino.
Articolo che riporto in questo post. In molti tra quelli che mi hanno letto o sentito per radio hanno riso sul fatto che abbia mangiato una “Pizza Pepperoni” due ore prima della gara, eppure quella mattina avevo proprio voglia di pizza. Non era così buona come quella che vedete nella foto, mangiata vicino al ponte di Brooklin durante uno splendido pomeriggio autunnale di New York. Ma poco importa, perché alle 5.30 del mattino nell’unico bar aperto in “zona cambio” prima di un Campionato del mondo certi piccoli dettagli si possono anche tralasciare…
Qualche giorno fa, dal momento in cui ho scritto del brutto tempo di Clearwater (Florida), paradossalmente ha iniziato a fare bello e tutto l’ambiente attorno al Campionato del mondo di Ironman 70.3 si è svegliato. I giorni precedenti alla gara di sabato sono stati caratterizzati dalla rifinitura degli ultimi dettagli, come quella di provare il semplice percorso a nuoto nelle acque del Golfo del Messico. Acque nelle quali si sono potuti ammirare più di una volta i delfini, veri maestri del nuoto.
Probabilmente come in tutti gli sport, quando si attende con impazienza un evento importante, il tempo vola e così sabato mattina la sveglia è suonata alle 4 per iniziare i preparativi della gara. Primo fra tutti la marcatura del numero sulle braccia, un po’ simile a quella delle bestie. Infatti negli States si usano barattoli di vernice e stampini, altro che pennarelli indelebili…
Dalla marchiatura si è passati alla zona cambio dove sono state gonfiate circa 3000 ruote di 1500 biciclette, tanti erano i partecipanti di circa 60 nazioni. Probabilmente ognuno ha invocato qualche piccolo rito, sacro o profano, affinché l’unico mezzo meccanico di questo sport non tradisse le aspettative dell’atleta. A proposito di riti, il giorno prima della gara una simpatica signora mi ha dato un volantino che invitava alla Ironprayer (c’è anche il sito web!): una preghiera collettiva prima della partenza…
Terminati tutti gli aspetti tecnici del pre gara attorno alle 5:30 il sole non era ancora spuntato e il sottoscritto, in compagnia di Roberti Mossi, stufo di mangiare cookies alle nocciole e al cioccolato, in barba alle teorie dell’alimentazione sportiva che la definirebbero un’eresia, si è mangiato una pizza ai pepperoni (si scrive così ed è il salame piccante). In fondo mancavano più di due ore alle partenza. Infatti i primi a tuffarsi in acqua sono stati gli atleti professionisti che alle 6:45 hanno nuotato 1.9km a nuoto, per poi inforcare le loro biciclette fiammanti per 90km perlopiù piatti e caratterizzati da parecchio drafting, ovvero la scia che sarebbe proibita ma della quale tutti, chi più chi meno, ha approfittato. Lo sforzo si è concluso con 21km e briciole a corsa in un percorso a tratti spettacolare, tra il pubblico e in riva al mare, e a tratti monotono, ovvero nei sobborghi un po’ desolati e lontani dallo splendore degli alberghi della piccola cittadina marittima.
Alla partenza c’erano, oltre al sottoscritto, altri cinque atleti ticinesi che hanno concluso egregiamente la prova. Gabriella Picco ha terminato le 70.3 miglia (da qui il nome Ironman 70.3) in 4h49’42, 10. di categoria e più veloce di qualche minuto rispetto al debutto mondiale dello scorso anno. Tra gli uomini Roland Eble ha terminato le sue fatiche in 4h29’09, 32.esimo di categoria. Gionata Cipolla in 4h31’55 si è piazzato 63.esimo di categoria, mentre Mauro Monaco in 4h32’05 e Roberto Mossi in 4h38’34 si sono piazzati 49.esimo e rispettivamente 61.esimo di categoria. Per il sottoscritto ovviamente è un po’ imbarazzante scrivere di se stesso, soprattutto in questa circostanza che mi ha visto addirittura 29.esimo assoluto in 3h56’59, primo tra gli svizzeri, secondo di categoria, quarto tra i non professionisti e davanti a decine di professionisti! La gara è stata vinta dal neozalendese di origini italiane Terenzo Bozzone in 3h40’10, mentre tra le donne ha vinto l’americana Joanna Zeiger in 4h02’49, ovviamente entrambi professionisti e contenti, oltre al titolo mondiale, di alcune migliaia di dollari di premio.
A proposito di premi, leggevo qualche giorno fa su USA Today che il giocatore di Football americano più pagato nel 2008 prende poco più di 27 milioni di dollari e quelli che prendono meno si situano attorno ai 300’000 dollari. Ma questo è un altro mondo, un’altra faccia dello sport (spettacolo) e della pur sempre bella America…

Un’altra vittima: pizza pepperoni da John’s a New York.















