L’amico Igor Lecci dopo una carriera da nuotatore torna alla carica con lo sport
January 26th, 2010 by Igor

Non so quanti chilometri ho nuotato a fianco di Igor Lecci, delfinista e fondista…
di livello nazionale negli anni Novanta.
Abbiamo condiviso momenti belli e brutti, di gloria e rassegnazione.
Lo sport è anche questo.
Gli ho proposto un’intervista che svela un’importante progetto del mio “vecchio” compagno di squadra, partner di interminabili chilometri a delfino
Dal nuoto al calcio passando per una maratona. Raccontaci la tua carriera sportiva…
La mia carriera sportiva comincia nel “lontano” 30 giugno del 1986 quando, seguendo le orme di mio fratello, sono stato tesserato per la Società Nuoto Bellinzona. Da quel momento è cominciato un cammino lungo ben 16 stagioni attraverso le quali ho imparato a “sfidare” me stesso prima degli altri. Ho imparato a soffrire nei momenti di fatica e a gioire nei momenti nei quali arrivavano buoni risultati (miei o dei compagni di squadra).
Chi mi intervista, il mio omonimo, è cresciuto con me in questo percorso e sa quante ore e quanti chilometri abbiamo passato fianco a fianco con la spensieratezza della gioventù e man mano con la consapevolezza che diventava, step by step , qualcosa di “serio” ed impegnativo. Non dimentico mai il motto che accompagnava i nostri allenamenti “oh a me 10km, 20… ma anche 30”. L’entusiasmo e le motivazioni mi hanno sempre spinto a proseguire in questa avventura che mi ha portato a “vestire” la maglia della nazionale di Long Distance per 3 stagioni.
Giunto ad un livello di “saturazione” ho ceduto il passo e, con l’inizio dell’attività professionale, ho abbandonato la strada dello sport. Dopo una lunga pausa da qualsiasi attività sportiva, circa 8 anni (e molti chili di peso), quasi per scherzo mi son trovato confrontato con la possibilità di “ricominciare” con quello che era fondamentalmente il mio sogno da bambino… giocare a calcio.
Come regalo per i miei 30 anni gli amici del FC Riva mi hanno dato la possibilità di allenarmi con loro. Nel primo anno ho svolto tutti gli allenamenti senza essere tesserato, il divertimento e la passione avevano risvegliato i miei sensi e la mia voglia di affrontare una nuova sfida per raggiungere nuovi obiettivi. Fare 2-3-4 volte la settimana su e giù per il ticino (da Bellinzona a Riva San Vitale, andata e ritorno sono circa 85km) non mi pesava assolutamente proprio perché in me era stata riaccesa la fiamma della passione.
La seconda stagione ha segnato la sorpresa del mio tesseramento e con questo la possibilità di calcare un campo di gioco in una competizione ufficiale. Non essendo certamente un Pelé, gli spazi sono stati pochi ma il sostegno dei compagni non mi ha mai abbandonato ed è così che il 20 ottobre 2008 si è realizzato il vero sogno; segnare una rete.
Nell’ultimo anno e mezzo mi sono diviso tra prima squadra (che milita in 4a lega) e la squadra seniori dando il mio piccolo contributo dentro e fuori dal campo.
Ora, dopo qualche acciacco fisico, mi appresto ad affrontare gli ultimi 6 mesi di questa breve “carriera” agonistica che mi aiuterà a preparare il mio “obiettivo Tromso” del quale parleremo nella prossima domanda.
A 32 hai colto la sfida di partecipare alla tua prima maratona. Cosa rappresenta per te questa nuova avventura sportiva?
Ho sentito l’esigenza di rinnovare i miei stimoli, di sfidare nuovamente me stesso mettendomi alla prova in una disciplina nella quale sicuramente non sono un “fenomeno”. Al momento della maratona saranno ormai arrivati i 33 ma credo che non mi son mai sentito così giovane come negli ultimi anni. La testa ed il cuore sono i motori principali che spingono un essere umano verso nuovi traguardi.
Dopo 3 anni di calcio sto cominciando a sentire un certo “fossilizzarsi” che mi crea la “paura” di fermarmi di nuovo, di mollare e cedere il passo ancora una volta e credo che non sia ancora il momento. Non sono ancora pronto a calzare le pantofole e sedermi in poltrona e quindi questa sfida rappresenta per me la possibilità di rinnovare i miei stimoli, le mie motivazioni e la mia voglia di sentirmi “vivo” sfidando il mio corpo e la mia resistenza lungo un percorso affascinante che mi porterà da qui alla maratona.
Nel giugno 2011 sarò quindi al via della Maratona del sole di mezzanotte a Tromso (Norvegia).
Lavorando per il gruppo Helsana e quindi nell’ambito della salute, in quali termini l’attività fisica può diminuire i costi della salute?
Lavorando a stretto contatto con questa tematica ci si rende conto di quanti costi vengano generati ogni anno per la cura ed il benessere della popolazione. Come assicuratori malattia siamo sempre sotto la lente d’ingradimento per motivi ben noti, ma vi posso garantire che la mole di costi generati annualmente è davvero impressionante.
L’invecchiamento della popolazione ed una scarsa propensione all’attività fisica da parte degli adolescenti (attirati di più da attività in stile “Wii” o simili) va via via ad aumentare quella percentuale di persone più esposta al rischio di contrarre malattie. Credo che gli ambiti di prevenzione ed ancor più di promozione della salute siano uno dei veicoli migliori per arginare questo progressivo aumento dei costi. Una popolazione più sana necessità meno cure e di conseguenza limita i costi generati dal settore. Gli assicuratori malattia rimborsano ogni anno un “tot” di franchi per stimolare la popolazione a partecipare ad attività fisiche, dal fitness all’Idrobike, passando per l’acquagym, ecc.
Il consiglio più utile e semplice, oltre a quello di contattare il vostro assicuratore malattia per vedere quali attività vengono riconosciute ed in quale percentuale, è quello di invitare ed invogliare la popolazione, a partire dai più giovani, ad un’attività fisica costante e regolare. Nessuno chiede di essere dei Rambo, ma tutti sono invitati ad un impegno costante e regolare che in primis ha come obiettivo il benessere dell’individuo ed un tenore di vita migliore e più sano.
È sicuramente una delle vie migliori per avere un risparmio collettivo utile a tutti
















