La sfida di Manuele “Lele” Morelli: l’Ironman 70.3 di Rapperswil
March 10th, 2010 by Igor

All’ombra dei Castelli di Bellinzona c’è una persona…
nota nel panorama sportivo e professionale ticinese, e non solo. Si tratta di Manuele “Lele” Morelli che si sta preparando per una nuova ed esaltante sfida sportiva.
Nel 2010 debutterai con il triathlon. Come procede la tua preparazione?
Grande scommessa per chiunque il triathlon, figuriamoci per chi sta imparando a nuotare a stile libero partendo praticamente da zero! Comunque la preparazione per il 70.3 di Rapperswil del 6 giugno (mia prima gara) procede abbastanza bene direi. Il fatto di alternare le 3 discipline rende il tutto molto intrigante, piacevole e stimolante rispetto a quando, correndo in bicicletta, ero sempre solo e soltanto sulla bici e dopo qualche mese di preparazione subentrava inevitabilmente un po’ di noia, saturazione ed appagamento. Cerco di far progredire parallelamente le 3 specialità anche se i punti di partenza sono stati ovviamente molto diversi. Alterno, causa pure impegni professionali e familiari, una settimana di carico con dei lavori basati soprattutto sulla “quantità” con una settimana nella quale, avendo meno tempo a disposizione, cerco di fare dei lavori più che altro di “qualità”. Affronto comunque il tutto con grande allegria e spensieratezza, interpretando il triathlon come una nuova avventura ed una scoperta dei miei limiti, cercando di rubare un po’ “il mestiere” dagli atleti navigati, come chi mi intervista ( grazie
), Bruno Invernizzi, Eros Pola ed altri. Mi avvalgo inoltre del prezioso supporto per gli allenamenti dell’amico Jeff Franchi che ringrazio di cuore.
Hai diretto con successo squadre che hanno militato in serie A nazionale, in particolare pallavolo e calcio. Come vivi lo sport di squadra e quello individuale?
Personalmente ho sempre praticato sport individuali. Credo che tale scelta potrebbe essere inconsciamente da ricondurre ad una questione caratteriale. Mi ritengo infatti molto riservato, quasi un solitario e nello sforzo individuale, meglio se duro, difficile ed esigente, riesco ad esprimere il meglio di me stesso. Voglio essere soddisfatto o deluso di me stesso, senza far dipendere la mia prestazione da quella degli altri e viceversa, cosciente che se ci sarà da gioire od essere delusi tutto dipenderà solo da me stesso e solo con me stesso dovrò complimentarmi o rimproverarmi. Senza dubbio un comportamento anche un po’ egoistico, ma tant’è. Lo sport di squadra mi affascina invece, proprio in contrapposizione alle mie caratteristiche, perché mi appaga molto veder nascere, crescere e se possibile affermarsi lo spirito di gruppo, il tutti per uno-uno per tutti insomma, il tu aiuti me che poi io aiuto te, eccetera. E mi affascina molto poter contribuire da dirigente a tutto ciò. Credo che i successi negli anni da Presidente dell’ ACBellinzona con un grande ”conductor” quale Vladimir Petkovic siano assai esemplificativi in merito. Senza dubbio un gruppo di qualità, corretto qua e là con accortezza da una stagione all’altra, che riesce a raggiungere un traguardo al limite dell’ impossibile quale la finale di Coppa Svizzera. Emblematico in tal senso e che mi fa impazzire dall’emozione il famosissimo discorso alla squadra di Al Pacino nel film “Ogni maledetta domenica” ove lo spirito di gruppo, credetemi indispensabile per raggiungere obiettivi importanti, trova la massima espressione.
Questo è il mio concetto di sport di squadra, a qualsiasi livello, dall’oratorio, al campetto di periferia ai blasonati palcoscenici della Champions League.
Hai passato diversi anni in sella, ma da poco pedali su una bici da triathlon acquistata da Dream Bikes: la Kuota Kueen-K. Quali sensazioni stai provando?
Sensazioni nuove, intense, affascinanti. La posizione estrema però è anche scomoda, seppur redditizia. Una bella sfida a 42 anni, però come mi diceva mia nonna: HAI VOLUTO LA BICI… PEDALA!!!
Forza e auguri Lele















