La filosofia sportiva di Maurizio Genovese


February 25th, 2010 by Igor

Maurizio Genovese lavora a Lugano come direttore di filiale del marchio di borse e accessori in pelle…

più fashion e imitato al mondo.

Da alcuni mesi si è avvicinato alle tre discipline del triathlon con un approccio molto particolare. Per scoprire da vicino la sua intrigante storia gli ho posto alcune domande.

Sei passato dal tennis ad una preparazione sportiva che mira alle prove di resistenza. Come mai questo cambiamento?

Il tennis è sempre stato il mio sport preferito sin da piccolo, quando guardavo alla tv le partite di Borg e Mc Enroe o Jimmy Connors. Ero un teenager è avevo uno sguardo molto romantico di questo sport. Lo praticavo così per divertimento. Poi da adulto ho voluto praticarlo con più costanza e ho cominciato a giocare i primi tornei dilettantistici, interclub. Mi sono accorto subito che c’era un accanimento esasperato della ricerca della vittoria a tutti i costi tra i miei avversari. Pochi curavano lo stile, la tecnica, solo la vittoria contava. Così dopo qualche anno ho smesso di giocare. Non ero abbastanza “cattivo” e competitivo in campo, quindi perdevo molto spesso. Dopo una pausa di qualche mese e vedendo il mio peso sulla bilancia aumentare di 8kg dai miei normali 75, decisi di fare qualche cosa. Così sono andato in piscina a nuotare, uno sport completo. Guardando gli altri nuotatori più bravi fare vasche senza fermarsi a stile libero, ho cercato di copiare i loro movimenti e dopo qualche tempo anch’io facevo vasche senza fermarmi, provando un vero piacere. Quel Flow, o stato di grazia, quel benessere assoluto da ricercare nello sport. Credo che gli sport di resistenza possono regalare qualche volta questa sensazione. Tramite il triathlon, la mia è una ricerca su me stesso e sui miei limiti.

Il tuo lavoro richiede dei ritmi estremamente intensi. Come si inserisce la nuova esperienza sportiva nella tua giornata?

Beh, ci vuole volontà per affrontare un’allenamento più o meno intenso dopo qualsiasi giornata di lavoro. Affronto la mia giornata di lavoro pensando al mio allenamento come un premio, un momento tutto mio e privilegiato. Non sempre è facile, in inverno specialmente, il freddo e le avversità della meteo non sempre incitano ad affrontare gli allenamenti e devo ammettere che questo inverno spesso non ce l’ho fatta. Tutto sta a non mollare mentalmente e riprendere graduatamente gli allenamenti, magari ricominciando dalla disciplina che si preferisce rispetto alle altre due. E pensare che presto arriverà la bella stagione e tutto diventa  più semplice. Le giornate sono più lunghe e si può sfruttare sia la mattina presto che la sera dopo il lavoro. Comunque il mio principio rimane invariato: lo sport è come un premio che completa la mia giornata lavorativa. Spesso mi alleno da solo, lo preferisco. Lavoro in un ambiente dove sono in contatto con molte persone e quindi un momento di calma per me è importante, rivitalizzante. Devo dire che senza gli incoraggiamenti a continuare a crederci, come quelli del mio trainer o del massaggiatore Jeff Franchi, per me sarebbe stato  difficile affrontare da solo gli allenamenti. Per il momento lo sport rimane un divertimento con l’obiettivo di stare bene. Tutti i miei piccoli passi, positivi o negativi, li prendo come un regalo, un apprendimento. Inoltre questa pratica mi ha dato la possibilità di conoscere nuove persone lontane dal mio solito ambiente, e questo è molto importante per me.

Da poco hai scoperto il piacere di pedalare con una Kuota acquistata da Dream Bikes. Come ti trovi?

La mia prima bici da corsa me la regalò mio papà, un vero appassionato della bici, ed è stato lui che mi ha fatto conoscere questo sport. Ultimamente prima di acquistare questa nuova bici, pedalavo con una vecchia mountain bike degli anni 90 ereditata da mio fratello che non la usava più, mi sembra che pesi 12kg. Il look e il  peso della Kuota Kebel sono stati un incentivo per l’acquisto. I consigli di Popo sono stati fondamentali per apprezzare maggiormente la mia scelta. Per uno che di bici non sa nemmeno cambiare la camera d’aria è stata una bella esperienza :-)

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2 Responses to “La filosofia sportiva di Maurizio Genovese”

  1. Jessica Says:

    Super l’interview! J’adore ta philosophie pa!

    Qui sait peut-être l’Iron man un jour!!!:wink:

  2. Distanza.ch – Igor Nastic Ironman triatleta » welcome to palagnedra Says:

    [...] arrendo e penso che la cena in programma con mauri non si sarebbe [...]

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