Intervista a Marco Gazzola per il Corriere del Ticino
April 10th, 2009 by Igor

Il logo dell’Atacama Crossing tratto da racingtheplanet.com
Sul Corriere del Ticino odierno è pubblicata l’intervista, che qui sotto riporto, fatta negli scorsi giorni a Marco Gazzola che, come avete letto, si è ritirato dall’Atacama Crossing a causa di problemi intestinali…
Il podista bellinzonese Marco Gazzola, noto per le sue imprese di resistenza, non è riuscito a portare a termine la massacrante prova di 250 km in 6 tappe e in autosufficienza alimentare nel deserto più arido del mondo, quello cileno dell’Atacama. A Gazzola, esperto in questo genere di prove estreme, abbiamo chiesto le ragioni del suo primo ritiro da una competizione:
“Durante la notte che ha preceduto la partenza della prima tappa ho avuto dei problemi intestinali. Preso dall’entusiasmo sono comunque partito e nei primi chilometri, grazie alle energie ancora in corpo e soprattutto alla voglia di correre nel deserto, mi sembrava tutto passato, ma dopo i primi 20 km ho cominciato ad andare in riserva. Non mi era possibile né bere né mangiare e a pochi chilometri dall’arrivo ho dovuto procedere con diverse pause forzate.”
Malgrado i segnali del suo corpo ha comunque cercato di continuare la sua prova. Come ha vissuto quei momenti?
“Dopo la prima tappa il corpo rifiutava il cibo e durante la notte i problemi allo stomaco sono continuati. Malgrado ciò alla vigilia della seconda tappa le sensazioni parevano buone, ma dopo alcuni chilometri mi sono di nuovo trovato senza energie e con forti giramenti di testa, un fastidioso formicolio alle mani e fitte allo stomaco. Ingerire mezza barretta energetica e un litro di acqua per 40 km è stato decisamente troppo poco, inoltre quello che ingerivo veniva subito espulso. A quel punto l’équipe medica mi ha preso in consegna cercando di debellare il virus con antibiotici e medicamenti. È stato un pomeriggio infernale, sotto la tenda rovente a circa 35 gradi riuscivo a malapena a bere a piccoli sorsi, ma il cibo fino a sera non mi era possibile ingerirlo. Al risveglio della terza tappa ero cosciente di dover fare una scelta difficile ma inevitabile; come obiettivo mi ero prefissato di correre 10 km alla volta, sperando di riuscire ad arrivare ai 40 della tappa, ma dopo i primi 20 le gambe di colpo si sono bloccate. Con la speranza di riuscire a passare il brutto momento ho erroneamente continuato trovandomi nel salar completamente disidratato e senza più energie…”
In condizioni così precarie cosa ha provato nel momento in cui si è ritirato?
“Vorrei premettere che corro per divertirmi abbinando queste imprese a luoghi sempre nuovi da scoprire. Il deserto di Atacama rimane dov’è e forse un giorno ci tornerò. In fondo sappiamo che la vittoria più bella è quella con sé stessi e la dura ma inevitabile decisione di rinunciare è stata una forma di vittoria con me stesso. Per la prima volta ho provato una certa paura nel dovermi ritirare. Adesso posso dire di conoscere anche questa sensazione e ho tratto degli insegnamenti molto importanti per i prossimi impegni sportivi.”















