Andrea Rezzonico: un ticinese in Alabama…
April 21st, 2009 by Igor

immagine tratta da grfx.cstv.com
Tra il 1997 e il 1998 sono stato 6 mesi presso l’Università dell’Alabama per nuotare con la squadra universitaria e per imparare l’inglese…
È stata un’esperienza indimenticabile e il fatto che attualmente vi sia un nuotatore ticinese, Andrea Rezzonico (vedi foto), i ricordi sono ancora più intensi. Siccome sono un sostenitore, per carità anche critico, della politica educativa e sportiva americana, ho avuto la possibilità di intervistare Andrea per il Corriere del Ticino. Qui di seguito riporto l’intervista apparsa settimana scorsa.
Da Rolando Neiger a Roberto Facchinetti e Sibylle Späti fino a Flavia Rigamonti: questi i nomi dei nuotatori ticinesi più celebri che hanno vissuto un’esperienza universitaria e natatoria negli USA. Attualmente vi è un altro atleta ticinese che continua questa tradizione e che sta vivendo un’esperienza a stelle e strisce nel profondo sud del Stati Uniti. Si tratta di Andrea Rezzonico, cresciuto sportivamente tra le fila della Mendrisiotto Nuoto, che proprio negli scorsi giorni ai Campionati svizzeri a squadre ha ottenuto la serie A con la squadra maschile e mantenuto la B con quella femminile.
Un atleta ticinese che sta vivendo un’esperienza sportiva e universitaria nel profondo sud degli USA. Cosa ti ha spinto ad andare in Alabama?
L’ idea di base era quella di poter frequentare una scuola universitaria che mi permettesse allo stesso tempo di continuare a nuotare. Il primo approccio è stato possibile grazie all’ex allenatore della NUM Roberto Bernardi, che mi ha messo in contatto con Andrea Di Nino che stava allenando a Coral Springs (Florida) due atleti della nazionale Brasiliana. Grazie a Di Nino sono entrato in contatto con il coach locale Michael Loeberg che mi ha tesserato per la sua squadra. Durante l’anno trascorso in Florida mi sono dedicato esclusivamente al nuoto e allo studio dell’inglese, in previsione di un’iscrizione presso un’università americana. L’esperienza natatoria presso il Coral Spring swimming club, è stata particolarmente interessante visto che era un anno olimpico e mi allenavo quotidianamente con Dara Torres (poi seconda alle olimpiadi nei 50 stile), Vlad Poliakov (campione del mondo nei 200 rana in vasca corta) e Anne Poleska (bronzo nei 200 rana ad Atene). Nel frattempo ho preparato gli esami richiesti a tutti gli studenti per poter accedere ai college americani. Superati questi, grazie all’interessamento di Flavio Bomio, sono entrato in contatto con l’head coach Eric McIlquham della squadra di nuoto dei Crimson Tide dell’Università dell’Alabama, che mi ha arruolato. E quindi dall’agosto 2008 eccomi qui nel profondo sud degli Stati Uniti.
Ci puoi descrivere una tua giornata tra allenamenti e studi?
La stagione natatoria è divisa in due parti: la prima inizia a fine agosto e continua fino alle gare di Conference che sono attorno alla metà di febbraio. Gli allenamenti durante questo periodo sono molto duri. I nuotatori sono suddivisi in tre gruppi: Sprinters (ovvero velocisti, il mio), Strokers (ranisti, delfinisti e dorsisti) e il Distance group (quello dei mezzofondisti). Per gli Sprinters la giornata di allenamento è suddivisa così: alle 6:00 di mattina iniziamo in palestra per la seduta di pesi che dura fino alle 7:00. Dalle 7:00 alle 8:00-8:30 trasformiamo il lavoro di forza con un allenamento di nuoto. Dopo una veloce colazione corro in aula perché alle 9:00 iniziano le lezioni che finiscono alle 12:00. Un pranzo veloce, una pennichella e alle 14:00 sono ancora a bordo vasca per la seduta del pomeriggio, che si conclude verso le 16:30-17:00. Finito l’allenamento arriva il momento dello studio. La giornata si conclude verso 21:30 di sera quando inevitabilmente le forze vengono a mancare. Mentre la seconda parte della stagione diventa un po’ più tranquilla, perché le gare universitarie sono concluse e il carico di lavoro scende notevolmente con allenamenti per un totale di 10-12 ore la settimana invece delle 20 del primo semestre.
Come avete vissuto il caso Phelps in squadra?
Il caso Phelps non e’ stato vissuto come un dramma e nemmeno come un problema d’immagine. C’è rispetto per i risultati che ha ottenuto, e di conseguenza per il personaggio sportivo e dell’utilizzo del suo tempo libero, senza per questo giustificare l’utilizzo di marijuana.
Quale consiglio puoi dare ad un giovane nuotatore ticinese?
Ovviamente mi sento di consigliare a tutti gli sportivi qualsiasi genere di esperienza che porti fuori dai confini regionali e nazionali; questo perché permette di crescere e maturare sotto molti punti di vista. Innanzitutto il fatto di dover badare a se stessi e dover curare molti aspetti quali quello fisico e mentale (il primo impatto è sempre molto duro) e quello alimentare. Sommati all’impegno scolastico, l’avventura diventa particolarmente intensa. Nel mio caso ho dovuto imparare a gestire il problema dell’alimentazione, in quanto soffro di celiachia. Questo ha rappresentato un grosso problema all’inizio, risolto poi con l’aiuto della mensa sportiva, in quanto una corretta alimentazione è necessaria per sostenere un grosso sforzo fisico. E con questo esempio intendo dire che un problema fisico non deve mai portare ad una rinuncia sportiva, perché un obiettivo personale, anche tra i più ambiziosi, non e’ impossibile da raggiungere. È questa, forse, la lezione più importante che gli States ti possono dare.















