All’ombra dei castelli di Bellinzona troviamo una podista sensibile e solare – intervista a Barbara Conrad


April 7th, 2014 di



barbara conrad 6 ore

  • Chi è Barbara Conrad?

Sono una donna di 37 anni (tra pochi giorni…), friborghese felicemente trapiantata a Bellinzona dal 2009. Di professione sono economista, per caso o per sbaglio, dipende dai giorni. I miei interessi sono tanti, le due passioni che mi occupano più tempo sono lo sport e la lettura. Amo imparare sempre cose nuove.

  • Raccontaci come è nata la passione per il podismo…

Anche questa è nata per caso. Nel 2008 abitavo ancora a Friborgo e un mio amico, a metà maggio, mi lanciò una sfida. “Dai che a ottobre corri anche tu la 75° Morat-Fribourg!”. Non avevo mai corso in vita mia. All’epoca nuotavo 3km circa 6 giorni a settimana, e non mi piaceva sudare. Sicuramente la corsa non faceva per me. E fu così che la sera stessa comprai il mio primo paio di scarpe da corsa, tra l’altro sbagliando la misura (38, come per le scarpe “normali”) e il tipo (scarpe neutre, sono pronatrice, ma cosa ne sapevo io?!). Qualche giorno dopo cominciai gli allenamenti con il bellissimo gruppo “Préparer Morat-Fribourg” che si allena tutti i mercoledì, con vari allenatori e gruppetti per soddisfare tutti i livelli. A settembre corsi la mia prima gara, a Romont, con 5°C e una nebbia spaventosa, e tornata a casa mi misi a letto con la mia prima e unica (finora) violente emicrania. Ma correre farà davvero bene?

A ottobre invece correre la Morat-Fribourg fu un’esperienza bellissima, e così nacque la mia dipendenza da pettorale.
Nel 2009 mi trasferii a Bellinzona ed entrai subito a far parte del Runner’s Club Bellinzona, società che mi ha fatto crescere tantissimo a livello podistico. Innanzitutto cominciai, il primo anno, a correre due volte a settimana. L’anno successivo feci parecchie gare, portando le uscite settimanali in media a tre. Finora non sono mai andata oltre, temo che mi passerebbe la voglia. E così, di 10km in mezza maratona, di mezza maratona in maratona, e di maratona in ultra, il virus della corsa si è fatto sempre più presente.
  • Quali sono i tuoi itinerari podistici in Ticino e più precisamente nel bellinzonese?
Quando faccio dei lunghi, parto da Bellinzona in direzione di Locarno sulla ciclabile o sulla diga, il programma determina il punto dove svoltare e tornare indietro. Raramente parto in direzione Nord, il vento contrario mi dà parecchio fastidio… psicologicamente lo sopporto meglio al rientro.
Quando invece non so bene cosa fare, per non sbagliarmi salgo al castello di Sasso Corbaro una, ma anche due volte, è la faticaccia più bella che ci sia, a due passi da casa.
  • La gara più bella?
Domanda difficile. Ovviamente ho un debole per la Morat-Fribourg, e anche per la belissima mezza maratona del Lago Maggiore. La gara che mi ha insegnato di più è stata la 6 ore di Bellinzona che ho corsa nel 2013. Sì, la cosa più bella è stata girare per 27 volte su un’anello lungo meno di 2km e di cui conoscevo già a memoria ogni metro. Con un caldo asfissiante che ho patito tantissimo. Roba da matti.
Ma credo che la gara più bella deve ancora venire: tra pochi mesi proverò nuove esperienze negli ultratrail e intuisco che sarà lì che troverò le più grandi soddisfazione e le più belle emozioni, in mezzo alla natura.
  • E quella meno bella?
Non ricordo gare meno belle. Alcune sono belle perché si svolgono in una cornice meravigliosa, altre possono essere “bruttine”
ma te le ricordi belle perché ci hai fatto il tuo miglior tempo o l’hai corsa tranquillamente con degli amici o facendo da pacer a un altro podista alle prime armi.
Invece buona parte degli allenamenti sono brutti :-D
  • Raccontaci le ragioni che ti hanno portato ad essere vegana e se il connubio “vegan & sport endurance” può convivere serenamente.
Sono diventata vegetariana nel 2006, e vegana a inizio 2011. Se avessi saputo allora quello che so adesso, sarei diventata vegana molto prima. Sono diventata vegetariana perché a un certo punto non potevo più intenerirmi guardando un vitellino in un prato, e poi mangiarne una fettina la sera. Spesso non facciamo nemmeno il collegamento. Lo sappiamo, ma non lo capiamo fino in fondo. Quando fai il collegamento, vedi nel piatto pezzi di cadaveri, e non puoi più mangiarli. Pezzi di esseri senzienzi come me e te, che hanno voglia di vivere, di giocare, di ricevere affetto, di evitare il dolore e la morte. Proprio come me e te. Per quello ho smesso di mangiare animali.
Poi, ho piano piano abbandonato anche il latte e i latticini, per motivi di salute. Non che io non stessi bene mangiandoli, ma avevo letto un libro sulla correlazione positiva tra l’assunzione di latticini e l’osteoporosi. In riassunto, le proteine animali alzano l’acidità nel sangue, e le nostre ossa “buttano fuori” calcio per compensare. Però devo dire che un pezzo di formaggio lo mangiavo sempre con piacere ogni tanto.
Infine a inizio 2011 lessi il libricino “Diventa vegan in 10 mosse” di Marina Berati e Massimo Tettamanti. Molte di quelle mosse le avevo già fatte in precedenza. Quello che mi cambiò la vita fu la “Lettera aperta ai vegetariani” di Marina Berati, che c’è nel libro ma si trova anche online http://www.veganhome.it/vegetariani/lettera-aperta/ : capii che tutti i derivati animali implicano lo sfruttamento e la morte di innumerevoli animali. Li produciamo come oggetti, li maltrattiamo e infine li uccidiamo. Tutto un grande business della morte. E per cosa? Per un attimo di piacere gustativo? No, per me non vale la pena. Viviamo in un paese dove il cibo è disponibile in grande quantità e diversità, si possono mangiare tantissime cose gustose senza dover far soffrire e senza uccidere animali.
Ora quando penso “formaggio”, penso al vitellino tolto alla madre poche ore o pochi giorni dopo la sua nascita, perché il latte della mucca sarà bevuto dagli umani mentre lui, il cucciolo, finirà al macello. Quando penso “uova”, penso alla vita assurda che fanno le galline di allevamento, stremate, che impazziscono per la promiscuità, che non si reggono nemmeno in piedi perché il calcio delle loro ossa diventa il guscio dell’uovo che devono produrre, giorno dopo giorno, cosa che in natura non avviene mai a quel ritmo infernale. Ho letto e visto tante cose brutte, tante cose che fanno sì che non potrei tornare indietro. Alludo in particolare all’ottimo film Earthlings, disponibile su internet http://www.youtube.com/watch?v=6RecPWN8Hmw . C’è chi pensa che queste cose accadono solo negli USA, dove è stato girato. A loro consiglio questo filmato molto più breve, girato in Svizzera, presentato dal giocatore di hockey vegano Andreas Hänni http://www.tiere-essen.ch/ .
C’è anche tutto il discorso ambientale sullo spreco delle risorse, dell’acqua, sull’inquinamento provocato dagli allevamenti, ecc. ecc. Non mancano le fonti per informarsi, basta volerlo fare. Per esempio con queste testimonianze: http://wwwyoutube.com/watch?v=wo84BRw_WwQ
Sul connubio vegan & sport endurance, posso solo dire, nel mio piccolissimo, che l’essere vegana non mi ha mai creato difficoltà nello sport. Purtroppo devo scegliere tra donare sangue e correre, e per ora scelgo di correre. Ma faccio comunque la donazione di piastrine e le mie analisi sono buone (ero anemica mangiando carne e prima di correre, non è successo nessun miracolo ma ora i miei valori sono sopra il limite anziché sotto).
Però le vere risposte a questa domanda sono gli ultratrailers e ultramaratoneti come Scott Jurek, Fiona Oakes, Rich Roll… Da notare che per esempio il mitico Scott Jurek è diventato vegano non per amore degli animali (ha sviluppato l’aspetto etico della sua scelta in un secondo tempo), ma perché una dieta 100% vegetale gli permetteva di migliorare i suoi risultati sportivi e di diminuire il tempo necessario per il recupero. Questi atleti sono i miei esempi e la miglior dimostrazione possibile che l’alimentazione vegan non solo non ti toglie nulla in termini di forza e di resistenza, ma al contrario può anche darti una marcia in più. Ovviamente ciò non accadrà passando da una dieta di bistecche a una dieta di insalatine. Però non ci vuole nemmeno una laurea per riuscire a trasformare le proprie abitudini alimentari http://www.vegfacile.info/  (per chi è interessato all’argomento e si pone domande pratiche, segnalo l’associazione di cui faccio parte: IniziativeGea https://www.facebook.com/IniziativeGea ; siamo a disposizione per consigli, suggerimenti bibliografici, organizzazione di corsi di cucina, ecc. iniziativegea@gmail.com ) 
Vegan per gli animali, per l’ambiente, per il mondo e per la salute :-)
barbara conrad alpine
 

essere nelle buone e forti mani di gökhan bingül


March 23rd, 2014 di



gokhan

 

gökhan bingül

evoca storie di hammam

bagni turchi

vapori, olii e benessere

è lui il mio massaggiatore

disponibile e competente

forte come un guerriero

il lettino dei massaggi

richiama il motto dell’araba fenice

post fata resurgo

dopo la morte mi rialzo

grazie gökhan bingül

da oltre un anno

sono in buone mani

*** *** ***

In foto Gökhan si allena con il sandbag presso la palestra Stonesport di Taverne.

Per informazione lavora a Giubiasco e Lugano e lo trovate presso:

Fisio Centro
Gökhan Bingül
massaggiatore FA medico CRS
via Bellinzona 25
6512 Giubiasco
091 825 64 15

 

 

articolo e prurito di abu dhabi


March 20th, 2014 di



igor and ronnie @ abu dhabi

è mancanza di stile citarsi e riportare un articolo

inviato alla stampa locale

la scorciatoia del copia-incolla di quanto scritto

all’aeroporto e sul volo di ritorno

sempre troppa velocità

prudono ripetizioni e altre imperfezioni

ma nessuno è perfetto

soprattutto in foto

Il triathlon internazionale di Abu Dhabi, svoltosi sabato 15 marzo e giunto alla 5. edizione, è uno degli appuntamenti più prestigiosi del panorama internazionale di questo sport che, come la capitale degli Emirati Arabi Uniti, è in continua crescita. Vi sono almeno tre fattori che riescono a coinvolgere nella stessa giornata e su distanze differenti il Campione olimpico in carica, l’inglese Alistair Brownlee, e il Campione del mondo di Ironman (prova che si svolge tutti gli anni sull’isola di Big Island-Hawaii) il belga Frederik Van Lierde. Uno dei tre fattori è il montepremi: ai vincitori della prova “long distance” vanno 40’000 dollari, mentre per la “short distance” 15’000, che per questo sport sono considerati tanti. Un altro fattore è che nel circuito internazionale delle prove di triathlon non è facile trovare una gara a metà marzo, a poche ore di volo dal continente europeo (ma lo stesso discorso vale per altri continenti) e soprattutto di questo spessore agonistico. E non da ultimo vi è il percorso della gara a tratti mozzafiato. La prima frazione, quella del nuoto, si svolge in acqua temperata e come punti di riferimento, oltre alle boe di segnalazione, vi sono i grattacieli di oltre 60 piani, ovvero le Etihad Towers. Ma la ciliegina sulla torta è la tratta in bici. Se a tratti può apparire monotona, con rettilinei nel ventoso deserto, vale l’esatto contrario quando si percorre per due volte il Yas Marina Circuit, dove nel mese di novembre si svolge il Gran premio di Formula Uno. Ai lettori immaginare l’emozione di spingere sui pedali nella pista dove si esibiscono le varie Ferrari (il futuristico museo che ricalca la forma dell’auto di questo marchio si trova proprio a ridosso del circuito).

Nella giornata caratterizzata da una temperatura attorno ai 30 gradi, nella distanza “short distance” (1.5km nuoto, 100km bici e 10km corsa), ha vinto l’inglese Alistair Brownlee davanti a suo fratello Jonathan (terzo alle Olimpiadi di Londra). I due hanno praticamente fatto gara insieme, infastidendo più di un atleta visto che questa modalità è vietata dal regolamento che prevede la tratta in bici senza scia. Tra i pretendenti alla vittoria c’erano gli svizzeri Ruedi Wild (39.esimo alle Olimpiadi di Londra) e Ronnie Schildknecht (nella foto a destra), vincitore consecutivo di ben 7 Ironman di Zurigo. Wild è salito sul podio, mentre Schildknecht si è dovuto accontentare del 5. posto. Avvicinato dopo la gara, quest’ultimo ha rilasciato la seguente dichiarazione: “Questo triathlon è stato un ottimo test per verificare la mia preparazione in vista dell’Ironman del Sud Africa (in programma il 6 aprile). Dopo aver trascorso due settimane a Lanzarote per allenare soprattuto la bici ho cercato proprio in questa frazione di giocare la mia carta. Purtroppo, malgrado sia soddisfatto dei watt registrati durante la tratta, non sono riuscito a staccare i fratelli Brownlee, praticamente sempre insieme. Nella corsa non ho mantenuto la terza posizione a causa dei crampi dovuti al caldo e allo sforzo intenso della bici. Resto comunque fiducioso sullo stato della mia preparazione.” In campo femminile la prova è stata vinta in solitaria dalla tedesca Svenja Bazlen. Su questa distanza ha preso parte anche l’atleta ticinese Igor Nastic, giunto 19.esimo assoluto e secondo tra i non professionisti.

Nella distanza “long distance” (3km nuoto, 200km bici e 20km corsa) i favoriti non hanno rispettato i pronostici. Primo fra tutti il vincitore delle due ultime edizioni e attuale Campione del mondo di Ironman, Frederik Van Lierde, che si è dovuto accontentatre del 4. posto. Ha vinto l’atleta delle Bermuda Tyler Butterfield in campo maschile, mentre in campo femminile l’australiana Melissa Hauschildt, detentrice del titolo ed esausta al suo arrivo, è riuscita a battere per una manciata di secondi la detentrice del record mondiale su distanza Ironman, l’austriaca Yvonne van Vlerken.